Don Giussani non temeva di essere classificato politicamente “di destra” e di situarsi con l’”impresentabile” Berlusconi. Gli bastava essere un incondizionale della “libertà, la sola parola che viene subito dopo quella di Dio”, come amava spesso ripetere.
Perché si è entrati nel relativismo della scelta dei partiti politici considerati tra loro equivalenti o soggettivamente diversi per ragioni marginali e inessenziali? In realtà, dopo la confessione spontanea del fallimento del comunismo nel 1989, sia a Berlino che a Mosca oppure a Beijing, anche il marxismo socialista ha terminato di trasformarsi in nichilismo relativista